vulnus

di Maria Filosa

Palazzone di Via Bastia

vùl·nus s. m. [lat. vulnus «ferita», der. della rad. di vulnerāre «ferire»] 

  1. Ferita, lesione fisica o morale: arrecare un vulnus al corpo, all’anima.

 

Ci sono ferite che appartengono a un istante e altre che ci abitano attraversano i corpi, le relazioni, le radici; si depositano nella memoria e continuano ad agire molto dopo che ciò che le ha generate sembrava ormai scomparso.

Vulnus abita questo territorio. Le immagini di Maria Filosa cercano di avvicinarsi alle forme attraverso cui la ferita stessa si manifesta: una traccia, una frattura, qualcosa che affiora e insieme si sottrae allo sguardo.

Avvicinarsi a ciò che è vulnerabile richiede attenzione. Non esiste però una distanza esatta dalla quale osservare, né un gesto capace di ricomporre senza lasciare traccia. Si procede per tentativi, imparando a riconoscere ciò che emerge e ciò che ancora resiste.

Forse è proprio in questa prossimità imperfetta che qualcosa può mutare: quando la ferita smette di essere soltanto ferita e diventa una parte della storia. Nella possibilità di guardarla, riconoscerla e trasformare il modo in cui continua ad abitare dentro di noi.

Maria Filosa